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Presentazione

Che cosa è

PRESENTAZIONE

ORGANIZZAZIONE E SERVIZI DEI SOCIAL POINT

E' una rete territoriale di sportelli di servizi integrati. Tali sportelli erogano servizi a forte
caratterizzazione sociale, in grado di assolvere alle più diffuse e impellenti esigenze del cittadino:
servizi alla persona, agli immobili e agli spazi, servizi fiscali, del tempo libero, di tutela, servizi assicurativi e finanziari con caratteristiche etiche ed altri ancora.
Il Social Point si configura come una struttura commerciale, ubicata fronte-strada, che offre servizi ai cittadini ed alle
imprese a vocazione sociale 1.
Esso nasce nell’ambito delle attività del Movimento Aclista per costruire un luogo dove intercettare e soddisfare i bisogni di cittadinanza e di servizio di tutti i soggetti appartenenti alle fasce marginali della collettività e della imprenditorialità.
L’ubicazione ideale del Social Point è nei quartieri periferici con elevata urbanizzazione e scarso grado di servizi.
Il Social Point garantisce l’accessibilità dei servizi sociali ed imprenditoriali sia dal punto di vista fisico, attraverso la concentrazione nello stesso luogo di servizi molto diversi, che economico, con un sistema tariffario adeguato ai target di utenza e che rende acquistabili servizi altrimenti troppo onerosi.
Il Social Point è progettato con un modello organizzativo snello ed elastico che comprende tre aree organizzative nazionali:
area orientamento ed animazione territoriale, area servizi al cittadino, area servizi alle imprese a vocazione sociale;
ed eventuali aree organizzative locali quali info-point turistici od altro, la cui localizzazione all’interno del Social Point deve essere di volta in volta autorizzata dal Consorzio Solaris.
Solaris, proprietario del marchio registrato, ha organizzato un franchising e dispone attualmente di: manuale del logo e della immagine coordinata, progetto del negozio, accordo quadro per l’erogazione dei servizi al cittadino, business plan (con definizione del mercato, del modello organizzativo e dell’analisi economico-finanziaria), procedure per la organizzazione ed erogazione dei servizi, oggetto sociale suggerito.

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1: Conclusioni della Pubblicazione “ Imprese a vocazione sociale: strumenti e risorse per creare occupazione” a cura di Fulvio De Toma Editoriale Aesse Novembre 2005
…. I lavori condotti nei due convegni possono indurci ad una serie di riflessioni.
In primo luogo iniziano a definirsi le caratteristiche e peculiarità delle imprese a vocazione sociale: dal punto di vista organizzativo si tratta di imprese estremamente attente all’utilizzo delle risorse. Rispettano e valorizzano quelle umane, in nessun modo sprecano quelle tecniche e finanziarie, rispettano l’ambiente. Considerano elemento strategico e fondante della propria mission la valorizzazione del territorio e delle risorse locali, sono alla ricerca di un nuovo rapporto partecipativo e di condivisione degli obiettivi con i soggetti pubblici. Dal punto di vista dei rapporti con il mercato sono corrette, rispettano gli impegni, si sforzano di avere rapporti trasparenti con clienti e fornitori, valorizzano i rapporti umani. Sono attente alle innovazioni tecnologiche ed organizzative della filiera produttiva in cui operano, si sforzano di essere dinamiche ed innovative. Dal punto di vista dell’ambiente in cui operano condividono l’esigenza che lo sviluppo sia sostenibile e che si realizzi attraverso l’utilizzo delle risorse locali disponibili ed inoccupate. L’atteggiamento diffuso è di un grande impegno e sforzo per crescere, sperimentare, reagire, implementare e diffondere comportamenti socialmente responsabili.
In secondo luogo, considerando che Solaris opera con piccole e micro imprese, appare più semplice individuare gli ambiti produttivi in cui sono presenti le imprese a vocazione sociale: cooperazione sociale, agricoltura, artigianato, commercio non appartenente alla GDO, rami aziendali di associazioni, fondazioni ed altri soggetti ed Enti istituzionali e/o spontanei. Questi soggetti dispongono ora dell’opportunità loro offerta dalla nuova legge sull’impresa sociale (13 giugno 2005, n. 118) e dai redigendi decreti attuativi, rispetto alle cui prime bozze ci permettiamo di osservare una scarsa propensione all’innovazione da parte del legislatore e dei sistemi di Terzo Settore. La bozza di decreto riproduce infatti per l’impresa sociale la stessa disciplina sostanzialmente prevista per la cooperazione sociale, non prevedendo che siano imprese sociali quelle costituite da disoccupati intellettuali, donne in particolare quelle rientranti nel mercato del lavoro, disoccupati di lunga durata, persone con età superiore a 45 anni che incontrano difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro etc. e dunque utilizzando al minimo le previsioni del regolamento CE n. 68/2001 del 12/1/2001 – art. 2 lett. g). Ci permettiamo di dissentire da questa scelta in quanto riduttiva, anacronistica e non in linea con l’evoluzione normativa europea né con i relativi criteri di assegnazione dei fondi che, al contrario della scelta italiana, tengono presenti tutte le categorie di svantaggio.
Si perde forse un’ottima occasione per avvicinare all’imprenditoria fasce deboli della popolazione che avrebbero bisogno di nuove prospettive di crescita umana e di inserimento lavorativo e sociale.

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